IL BLACK METAL NORVEGESE

Norvegiani

La Norvegia è la culla di una forma musicale estrema, complessa e affascinante affermatasi negli anni Novanta: il Black Metal, uno dei filoni più conosciuti e suonati all’interno del calderone del Metal mondiale. Per capire la sua importanza ancora oggi, basta pensare che questo genere musicale è stato inserito tra le materie di studio necessarie per intraprendere la carriera diplomatica in Norvegia: questo paese infatti nell’immaginario collettivo viene accostato non soltanto ai fiordi, al salmone e ai lunghi inverni, ma anche al metallo nero, un argomento di conversazione tanto popolare da non poter essere ignorato. Ammetto le mie colpe, sono ignorante in materia: ho chiesto aiuto a Francesco, già autore del nostro viaggio nella mitologia vichinga, che risponde in questo post a tutti i dubbi in materia e suggerisce alcuni album fondamentali.

BLACK METAL: INTRODUZIONE E PRIMA ONDATA

Quella del Black Metal è una storia dall’intreccio complesso: sviluppatosi da numerosi…

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serate estive

Ogni anno cessano le fresche piogge primaverili e si giunge alla bella stagione, le giornate s’allungano per me che ho l’impressione di studiare il doppio; per me che inizio ad avvertire uno strano fastidio alle vie respiratorie e agli occhi, ma che nonostante ciò mi spingo ugualmente nell’avventurarmi in pineta, tra i cipressi e tra gli ulivi, tra i profumi della mia terra, sull’orlo del burrone dal quale odo lo scorrere singhiozzante del torrente, talvolta un grigio rigagnolo, altre volte in piena.   Ed amo le sere, queste sere, nelle quali indosso le maniche corte per avvertire il venticello sulle braccia e la pelle d’oca; quanti brividi! oh, come tace, la buia e immobile periferia.

Una meraviglia del mondo

Volevo semplicemente condividere con voi due video che mi hanno colpita parecchio, mi hanno emozionata e mi hanno lasciata estasiata.

https://m.youtube.com/watch?v=izYiDDt6d8s

https://m.youtube.com/watch?v=fVsONlc3OUY
Ritengo che dovremmo smettere di deteriorare il nostro pianeta e la Terra, quella in cui viviamo e che calpestiamo, mentre dobbiamo solo cercare di rispettarla e riconoscerla come parte integrante di noi e accettare il fatto che noi siamo piccoli, fragili ed insignificanti, nonostante le nostre manie egocentriche e megalomani. 

Chiudiamo gli occhi, ascoltiamo le note del silenzio e sentiamoci parte della Natura.

Metodi gesuitici.

Bisogna possedere una grande mente perversa per manipolare le persone, per spingerle a fare ciò che noi vogliamo, per manovrarle a nostro vantaggio. E questa, è arte.
Facciamo un esempio. Prendiamo una bambina, Gertrude. Ella manifesta volontà le quali non sono rispettate dal padre che è deciso a farle fare una determinata cosa che lui vuole, ma non lei. Egli studia le sue azioni, egli riesce a capovolgere la situazione, a farla sentire colpevole, a farsi passare per vittima dei cattivi comportamenti di Gertrude. L’infelice Gertrude attraversa un conflitto interiore, si sente in colpa, il suo crimine è, per di più, cristallizzato su carta: lei ha scritto, lei ha reso i suoi errori concreti, indelebili e il padre potrebbe servirsi di quell’arma per ricordarle le sue colpe. Ella, non trovando consolazione nella sua casa, sentendosi umiliata, non ricevendo affetto e sopratutto vedendo tutte le sue fantasie infrante, spontaneamente accetta il volere del padre scambiandolo anche per volere proprio.
Non sto parlando di un esempio astratto: è tratto proprio dalla mente di Alessandro Manzoni. Mi ha colpito parecchio; da una parte, l’emozione instantanea che affiora nel lettore è disprezzo per la figura paterna, dall’altra parte è quasi ammirazione: egli manovra i personaggi come burattini. Noi assistiamo ad una scena teatrale, dove tutti recitano una parte e dove tutti sono attori: questa è espressione della falsità e dell’ipocrisia della società del Seicento, secolo nel quale si assiste perfino al fallimento del rapporto familiare.
Gertrude sceglie volontariamente il monastero (il desiderio del padre), in un momento di debolezza che il principe sfrutta per i propri scopi. Egli capisce e precede ogni movimento della ragazza, così facendo la costringe a vivere in maniera insana, non serena, ancorata al passato, tormentata dalle sue colpe.
Questo si chiama “metodo gesuitico”, secondo il quale si è capaci di indurre una persona ad agire in un determinato modo manovrando la secondo il proprio interesse. Quest’azione, di per sé è segno di cattiveria e malignità, ma non posso negare che possiede un certo fascino. L’intelligenza e l’astuzia (che in questo caso è negativa: per i Latini infatti esistevano due concetti di astuzia, quella positiva e quella malvagia, la “calliditas”) è utilizzata per un tornaconto personale e, ritengo, che l’idea di essere in grado di fare ciò gioverebbe a chiunque.

Sulla società.

Ho sentito, casualmente, una conversazione tra mia madre e mia sorella di cinque anni. Mia sorella ha chiesto perché “il matrimonio è tra maschi e femmine e non tra femmine e femmine”. Mia madre ha riso nel non saper cosa rispondere uscendosene con un “perché è così”. “Ma io voglio sposare una femmina”, ha ribattuto la mia piccola Sofia. Ho sorriso dicendole: “tutto il mondo si pone questa domanda”, mentre mamma le diceva le solite cavolate che si ripetono come “ti confondi con l’amicizia” et similia.
Mi sono trovata a pensare a come la società formi il pensiero delle persone e a come i bambini – loro sono realmente liberi, loro non conoscono ciò che è giusto o sbagliato per la società, loro hanno dei pensieri propri, non influenzati dai modelli che ci sono imposti – vengano educati sin dalla giovane età per diventare omologati.
Potrei fare un altro esempio banale, sul quale la maggior parte di coloro che leggeranno questo articolo – se qualcuno lo leggerà – non sarà d’accordo. La religione cristiana cattolica nelle scuole materne, o nelle scuole in generale. Sento spesso mia sorella cantare canzoni su Gesù o su una certa Maria madre di tutti. Ho sempre ripetuto a mia madre che non lo ritengo giusto e mio padre è intervenuto dicendo che l’Italia è cristiana, che fa parte delle nostre tradizioni che non si possono eliminare etc. Ma io dico, le nostre tradizioni sono pagane. Anche semplici superstizioni sono pagane. L’Europa è sempre stata pagana. E ci sono persone che credono ancora in questi culti, potrei fare l’esempio di Varg Vikernes – che mi piace un sacco sia come persona e sia come artista.
Fatto sta che mio padre mi ha raccontato di un suo collega che non fa fare la religione cattolica alla figlia frequentante la scuola materna, ed io condivido questa scelta. Una persona è libera, da piccola viene formata, viene educata a pensare in un determinato modo. Perché dobbiamo limitare il pensiero di una persona?
Mi rendo conto che magari questo post sembrerà un po’ contro i cristiani, ma non lo sono assolutamente, vivendo in una famiglia cristiana. Non sono d’accordo, semplicemente, su determinate questioni: ritornando sull’argomento, perché si insegna la religione cattolica nelle scuole e non quella musulmana, o ortodossa, o buddista? Non c’è rispetto, così facendo.
Una persona può essere qualsiasi cosa voglia, perché ci dev’essere qualcuno a impedircelo o a emarginarci?
Mia madre mi vieta un sacco di cose a causa di “ciò che potrebbe pensare la gente”. Questa cosa mi ha sempre indignata un sacco. Se io ho voglia di tingermi i capelli di blu, posso farlo. Se io ho voglia di vestirmi in modo strano, posso farlo. Se io ho voglia di girare con i pantaloncini in pieno inverno o con gli anfibi in estate in spiaggia, sono liberissima di farlo.
Questo discorso potrei definirlo alquanto banale, poiché mi rendo conto di essere parte di una società. Ed una società non si può cambiare. Nelle vecchie società c’erano sempre consuetudini e persone che trasgredivano, potremmo pensare a quando la donna era considerata inferiore e a quando c’erano coloro che si battevano per i diritti femminili. Al giorno d’oggi ci può sembrare scontato, ma quei diritti che a noi adesso sembrano tanto ovvi non lo erano a quei tempi. Era impossibile ritornare come prima. E lui non se ne rese mai conto.
Cesare, scendendo a esempi più antichi, era convinto di poter cambiare la società per farla ritornare come in precedenza. Gravissimo errore, non poteva modificare la società, quella società, che aveva già sviluppato altri pensieri, altre opinioni.

Sull’accaduto in Francia.

Ciao a tutti, so che questo post non me lo cagherà nessuno, ma devo pur iniziare a scrivere da qualche parte.
Quando ho aperto questo blog – in seguito ad un sacco di blog aperti e chiusi a causa di un’attività incostante – non ho proprio saputo da dove iniziare.
Bene, mi è venuta l’ispirazione – oh, grazie Calliope! – ascoltando la mia professoressa d’italiano in un excursus sulla sua opinione riguardo l’accaduto in Francia. Okay, non voglio essere banale, ma ho opinioni un po’ diverse dalle masse.
La mia prof, che tra l’altro stimo molto, stava spiegando storia e sostenendo che la storia si ripete – condivido assolutamente! – è finita per parlare di ciò che si trova sulla maggior parte dei profili Facebook, Twitter ed altri social, ma non solo. Ha chiesto in primis il nostro parere, mentre ci ha spiegato il suo. Ha innanzitutto espresso la sua indignazione in quanto gli stranieri che sono accolti da noi debbano essere rispettosi nei nostri confronti essendo in una terra non loro; poi ha preso posizione contro il costruire una moschea in Francia perché – lei dice – i musulmani ci hanno spinti a togliere i crocifissi nelle aule scolastiche e nei loro paesi non permettono la costruzione di chiese. Sono d’accordissimo sulla questione del rispetto: gli europei che visitano Paesi stranieri devono portare rispetto verso le usanze, i costumi, le tradizioni e, dunque, anche nei confronti della religione, e lo stesso vale per gli immigrati in Europa; ma non la penso allo stesso modo sul fatto dei crocifissi e delle chiese. I crocifissi sono stati tolti su richiesta degli atei, e non dei musulmani, ed io non potrei essere più d’accordo: l’Italia non è un Paese cristiano, in seguito all’abolizione del fascismo è tornata libera, ospita più nazionalità, più culture e bisogna rispettarle tutte. Non è vero che i musulmani non permettono la costruzione di chiese cristiane nei loro territori: Gerusalemme è una città cosmopolita, è un incontro di più religioni e culture, per non parlare poi dei monasteri più antichi del mondo in questi luoghi.
Per terminare, sono del parere che non bisogni generalizzare: conosco persone a contatto con questa nazionalità, mi parlano di costoro come gente molto rispettosa nei nostri confronti.
Il musulmano terrorista è lo stesso luogo comune dell’italiano mafioso.